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Forfettario: cosa fare entro il 31 dicembre 2026

Otto cose da controllare prima che l'anno si chiuda, in ordine di data. Ognuna con il perché, e con il conto da fare.

Aggiornata il · 9 minuti di lettura

In breve

  • Nel forfettario conta quando incassi, non quando fatturi. Una fattura di dicembre pagata a gennaio è un incasso del 2027: vale per le tasse, per la soglia e per l'aliquota.
  • Entro il 30 novembre si versano il secondo acconto dell'imposta e dei contributi e il bollo del terzo trimestre. Non si rateizzano e non hanno la finestra lunga.
  • Entro il 31 dicembre vanno sistemate le cause di esclusione che si guardano sull'anno: quote in società di persone, fatture all'ex datore di lavoro, e il limite dei 30.000 euro se hai anche uno stipendio.
  • Chi entra o esce dal forfettario dal 2027 non deve comunicare niente prima: si decide con la prima fattura di gennaio. Ma chi esce per scelta resta fuori tre anni.

1. Gli incassi: cosa chiudere nel 2026 e cosa rinviare

Il reddito del forfettario è quello incassato nell'anno, moltiplicato per il coefficiente. La data della fattura non conta: conta il giorno in cui il bonifico arriva. Per questo le ultime settimane dell'anno sono le uniche in cui un incasso si può, in parte, scegliere.

Se sei in questa situazioneCosa conviene
Vicino agli 85.000 euro di incassi nel 2026Un incasso rinviato a gennaio non entra nel 2026. Controlla prima quanto manca: se nel 2026 resti sotto, nel 2027 sei forfettario.
Nel 2026 hai l'aliquota al 5% e nel 2027 passi al 15%Un incasso nel 2026 paga il 5%, lo stesso incasso a gennaio il 15%. Qui conviene incassare entro dicembre.
Hai aperto la partita IVA nel 2026La soglia degli 85.000 è ridotta ai giorni di attività: chi ha aperto il 1° luglio ha circa 42.800 euro. Il conto esatto lo fa il calcolatore della soglia.
Hai superato i 100.000 euroSei già fuori dal regime da quando li hai superati: la soglia dei 100.000 non si riduce ai giorni e fa applicare l'IVA dall'incasso che la supera.

Chi sta fra 85.000 e 100.000 euro resta forfettario fino al 31 dicembre 2026 ed esce dal 1° gennaio 2027. Non è una sanzione: è il modo in cui funziona la soglia. Quanto ti manca, sugli incassi veri, lo dice il calcolatore della soglia.

2. Il 30 novembre: secondo acconto e bollo del terzo trimestre

Il 30 novembre 2026 scade il secondo acconto dell'imposta sostitutiva e dei contributi INPS sul reddito. Per l'imposta è il 100% di quella del 2025, diviso a metà fra luglio e novembre; se l'imposta del 2025 non superava 51,65 euro l'acconto non è dovuto, e se l'acconto non supera 206 euro si versa tutto a novembre. Per la gestione separata l'acconto è l'80% dei contributi del 2025, in due rate uguali.

Lo stesso giorno scade il bollo delle fatture del terzo trimestre, se dovuto. Chi aveva meno di 5.000 euro di bollo nei primi due trimestri e li ha rinviati, li versa adesso insieme.

Il secondo acconto non si rateizza e non ha la finestra lunga con la maggiorazione: o si versa entro il 30, o si paga in ritardo con il ravvedimento. Quanto ti costa un ritardo, giorno per giorno, lo dice il calcolatore del ravvedimento. Tutto il resto sull'acconto, compreso il metodo previsionale per chi ha incassato meno del 2025, è nella guida all'acconto di novembre.

Chi aveva diviso saldo e primo acconto di luglio in rate mensili versa l'ultima il 16 dicembre 2026.

3. Le rate fisse INPS: 16 novembre e 16 febbraio

Vale per artigiani e commercianti. I contributi fissi sul minimale si versano in quattro rate, e le ultime due dell'anno scadono il 16 novembre 2026 e il 16 febbraio 2027. Nel 2026 la quota fissa è di 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 per i commercianti, ridotta del 35% per chi ha chiesto la riduzione dei forfettari.

La riduzione non è automatica: va chiesta all'INPS. Chi non l'ha chiesta paga la quota intera, e la domanda fatta oggi vale dall'anno prossimo. Chi è iscritto alla gestione separata non ha quote fisse: i suoi contributi seguono l'imposta, con saldo e acconti.

Le date e le causali di tutte le rate stanno nel calcolatore delle scadenze, e il conto dei contributi sul tuo reddito nel calcolatore dei contributi.

4. Le cause di esclusione che si guardano al 31 dicembre

Alcuni requisiti si verificano sull'anno prima: chi non li rispetta il 31 dicembre 2026 non è forfettario nel 2027, dal primo giorno. Sono tre, e due si possono ancora sistemare.

  • Quote in una società di persone, in un'associazione professionale o in un'impresa familiare: vanno cedute entro il 31 dicembre 2026. Il controllo di una srl che fa un lavoro simile al tuo si guarda invece sul 2027, e nel controllo entrano anche le quote dei familiari.
  • Più di metà dei ricavi a un datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni: se nel 2026 è successo, dal 2027 esci. Se il rapporto con lui pesa troppo, è l'ultimo trimestre per riequilibrare con altri clienti.
  • Stipendio o pensione nel 2026 oltre il limite: il limite ordinario è 30.000 euro, e i 35.000 valevano solo per il 2025 e il 2026. Non c'è niente da spostare, perché contano i redditi dell'anno. Chi è fra 30.000 e 35.000 aspetta la legge di bilancio e prepara il piano B.

C'è anche il limite di 20.000 euro lordi di spese per dipendenti e collaboratori, sempre sull'anno prima. Riguarda pochi forfettari, ma chi ha assunto nel 2026 lo controlli. Tutti i requisiti insieme, sul tuo caso, li verifica il calcolatore dei requisiti, che per il 2027 usa già il limite di 30.000 euro. Il dettaglio sul 2027 è nella guida al forfettario 2027.

5. Entrare o uscire dal forfettario dal 2027

Non c'è una comunicazione da fare entro l'anno. Il forfettario è il regime naturale di chi ha i requisiti: si applica dalla prima fattura del 2027, senza IVA e con la dicitura del regime. Chi vuole invece il regime ordinario lo sceglie allo stesso modo, mettendo l'IVA in fattura, e lo comunica nella dichiarazione IVA dell'anno dopo.

Cosa vuoi fare dal 2027Cosa comporta
Restare forfettarioNiente da fare, se i requisiti ci sono. Controlla la soglia sugli incassi 2026 e le cause di esclusione del capitolo 4.
Entrare nel forfettario dall'ordinarioDalla prima fattura di gennaio. Sui beni e sulle rimanenze per cui hai detratto l'IVA negli anni prima si fa la rettifica nella dichiarazione IVA: va calcolata con il commercialista prima di decidere.
Uscire per sceltaL'opzione per l'ordinario vincola per almeno tre anni. Si esce bene quando le spese vere superano quelle che il coefficiente ti riconosce, non per sensazione.
Uscire perché hai perso i requisitiNon è una scelta e non vincola: se nel 2028 hai di nuovo i requisiti, rientri.

Il confronto fra i due regimi si fa sui numeri del 2026: quanto hai incassato, quanto hai speso davvero, chi sono i tuoi clienti. Il calcolatore forfettario o ordinario rifà l'anno nei due regimi e dice a quante spese si equivalgono.

6. Fatture e bollo: cosa controllare prima di chiudere

Tre controlli che a gennaio costano di più. Le fatture scartate dallo SdI non esistono: vanno riemesse entro cinque giorni dallo scarto, e una fattura di dicembre scartata e dimenticata è una fattura mai emessa. Le fatture senza bollo sopra i 77,47 euro: l'Agenzia le incrocia e li chiede lei, con la sanzione. E le fatture a cavallo d'anno: per i servizi la fattura si emette entro dodici giorni dal pagamento, con la data del giorno in cui hai incassato. Un bonifico del 28 dicembre è una fattura del 2026, anche se la trasmetti il 5 gennaio.

Il bollo del quarto trimestre scade il 1° marzo 2027, perché il 28 febbraio è domenica. Si versa con l'F24, codice 2524, e chi lo riaddebita in fattura lo versa lo stesso: il riaddebito ti rimborsa, non paga l'imposta. Quando serve e quanto costa lo dice il calcolatore del bollo.

7. Quanto mettere da parte per il 2027

A luglio 2027 si versano insieme il saldo del 2026 e il primo acconto del 2027, calcolato sul 2026. Per chi ha aperto nel 2026 è il primo conto vero: l'anno di apertura non ha acconti, e il secondo anno arriva tutto insieme. Un esempio: 30.000 euro incassati nel 2026 da un professionista al 5% in gestione separata, con coefficiente 78%, fanno 1.170 euro di imposta e circa 6.100 di contributi sull'anno. Nel 2027 si versano il saldo di tutti e due, più gli acconti del 2027 calcolati sugli stessi numeri: a luglio, in un F24 solo.

La cifra sul tuo caso, mese per mese, la dà il calcolatore di quanto mettere da parte. Dentro flatfour lo stesso conto si aggiorna a ogni incasso, e la proiezione di cassa mette le scadenze fiscali alle loro date: il saldo che vedi a luglio è quello dopo le tasse.

8. I documenti da tenere, e quelli da dare al commercialista

Le fatture elettroniche emesse e ricevute si conservano a norma per dieci anni: non basta il PDF in una cartella, serve la conservazione digitale, che il gestionale o l'Agenzia fanno per te. Gli F24 versati, le ricevute dell'INPS e le quietanze del bollo si tengono con l'anno a cui si riferiscono.

Al commercialista, per la dichiarazione del 2026, servono: l'elenco degli incassi per data, con le fatture a cui si riferiscono; i contributi versati nel 2026, che sono deducibili dal reddito forfettario; gli acconti versati; la quota di incassi per ogni codice ATECO, se ne hai più di uno. Se nel 2026 hai avuto anche uno stipendio o una pensione, la certificazione unica serve per il limite dei 30.000 euro.

Cosa fa il commercialista e cosa puoi fare da solo è nella guida sul commercialista.

Le domande che ci fanno.

Una fattura di dicembre pagata a gennaio in che anno si tassa?

Nel 2027. Il forfettario si tassa per cassa: conta la data in cui incassi, non quella della fattura. Vale anche per la soglia degli 85.000 euro e per l'aliquota.

Posso rinviare il secondo acconto di novembre?

No. Il secondo acconto non si rateizza e non ha la finestra con la maggiorazione. Se non riesci a versarlo entro il 30 novembre, lo versi appena puoi con il ravvedimento operoso, che costa meno quanto prima paghi.

Devo comunicare all'Agenzia che resto forfettario nel 2027?

No. Se hai i requisiti il regime si applica da solo. La comunicazione serve a chi sceglie l'ordinario, e si fa nella dichiarazione IVA dell'anno dopo.

Se supero gli 85.000 euro a dicembre, cosa succede?

Resti forfettario fino al 31 dicembre 2026 ed esci dal 1° gennaio 2027. Solo sopra i 100.000 euro si esce nell'anno stesso, con l'IVA dall'incasso che li supera.

Ho aperto nel 2026: quanto pago a luglio 2027?

Il saldo di tutto il 2026 più il primo acconto del 2027, che è metà dell'imposta del 2026. Nell'anno di apertura non si versano acconti, quindi il secondo anno arriva tutto insieme.

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