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Quanto pago di contributi?

Gestione separata, artigiani, commercianti o cassa professionale: quanto versi sul tuo reddito, quanto paghi comunque, e quando.

Il tuo lavoro

Il coefficiente di redditività dice quanta parte di quello che incassi diventa reddito tassabile. Dipende dall'attività, non da quanto spendi.

L'anno degli incassi. Le tasse del 2026 si versano fra giugno 2026 e novembre 2027, fra acconti e saldo.

I gruppi della legge, con il loro coefficiente. Attenzione: sviluppo software e servizi informatici stanno nelle altre attività, al 67%, non nelle professioni. Nel dubbio, cerca il codice ATECO.

Quello che è entrato sul conto fra il 1° gennaio e il 31 dicembre, non quello fatturato: il forfettario tassa gli incassi. Senza il contributo integrativo della cassa; il bollo addebitato ai clienti invece conta, perché è ricavo.

Solo se fai due lavori con coefficienti diversi: ognuno si tassa con il suo, e non con una media.

I contributi

Dove versi dipende dal lavoro: chi fa impresa va all'INPS artigiani o commercianti, chi fa una professione alla gestione separata o alla sua cassa.

La tua gestione INPS

Artigiani: chi produce o ripara con il proprio lavoro, iscritto all'albo artigiani. Commercianti: chi vende, intermedia o fa servizi.

La riduzione riservata ai forfettari: si chiede all'INPS, riduce i contributi del 35% e in proporzione la pensione futura.

Da quando sei aperto

Altri casiiscrizione prima del 1996, coadiuvanti

Cambia il massimale: oltre una certa cifra di reddito i contributi si fermano prima.

Chi ne ha diritto e la chiede paga la metà dei contributi IVS.

Familiari che lavorano con te, iscritti alla tua stessa gestione: ognuno ha la sua quota fissa.

Contributi del 2026

5.882,64 €

Il 9,8% di quello che incassi.

Quota fissa, dovuta comunque

4.611,64 €

Anche a incassi zero.

Sul reddito oltre il minimale

1.271,00 €

Il 24,48% oltre 18.808 €.

INPS commercianti
5.882,64 €
Da parte ogni mese
490,22 €

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Il conto, passo per passo

Lo stesso conto che fa il sistema di , con la norma accanto a ogni passaggio. Apri una voce per vederla.

Contributi INPS commercianti: 5.882,64 €
  1. Reddito forfetario dell'anno24.000,00 €

    Ricavi per coefficiente, prima di dedurre i contributi.

  2. Quota fissa4.604,20 €

    Si versa anche a reddito zero: copre il reddito minimale, non dipende dagli incassi.

  3. Percentuale sul reddito oltre 18.808,00 euro1.271,00 €

    Aliquota del 24,48% sulla parte di reddito che supera il minimale.

  4. Maternità7,44 €

    0,62 euro al mese per 12 mesi. La riduzione del 35% non la tocca.

  5. Contributi dovuti per l'anno5.882,64 €

Con e senza la riduzione del 35%

Chi è forfettario e iscritto alla gestione commercianti può chiedere di pagare il 35% in meno. Ecco quanto vale sul tuo caso, e cosa costa.

Senza riduzione
5.882,64 €
Di cui 4.611,64 € di quota fissa.
Con la riduzione del 35%
3.826,32 €
Di cui 3.000,17 € di quota fissa. La maternità resta intera.
Quello che risparmieresti
2.056,32 €

Cosa comporta. Paghi meno adesso e avrai una pensione più bassa: la pensione futura si riduce in proporzione ai contributi che non versi. La riduzione vale per la quota fissa e per la percentuale sul reddito, non per la maternità, e non esiste per la gestione separata né per le casse.

Come si chiede. Con una domanda all'INPS. Chi è già in attività la presenta entro il 28 febbraio dell'anno da cui vuole la riduzione; chi apre la partita IVA la presenta subito dopo l'iscrizione alla gestione. È la regola della circolare INPS 35 del 2016, che attua la legge 190 del 2014.

Quando si paga

I contributi del 2026 non si pagano tutti nel 2026: la quota fissa va a rate durante l'anno; il resto a saldo l'anno dopo, con gli acconti calcolati sull'anno prima.

  1. 18 maggio 2026, 20 agosto 2026, 16 novembre 2026 e 16 febbraio 2027

    Le quattro rate della quota fissa 2026 (commercianti), in tutto 4.611,64 €: sono dovute anche con un incasso basso, o a zero.
  2. 20 luglio 2026 e 30 novembre 2026

    Gli acconti dei contributi 2026: sul reddito oltre il minimale, due rate uguali che fanno l'intero contributo oltre il minimale del 2025, se quell'anno l'avevi superato. Si versano con l'F24, alle stesse date dell'imposta.
  3. 30 giugno 2027

    Data indicativa: il calendario di quell'anno non è ancora fissato.

    Il saldo dei contributi sul reddito oltre il minimale, 1.271,00 €, meno gli acconti versati nel 2026.

Come funziona il conto.

Tre famiglie di gestioni, regole diverse

Dove versi non lo scegli: dipende da come lavori. Chi fa impresa, iscritto al Registro delle imprese, versa all'INPS artigiani o commercianti. Chi fa una professione versa alla cassa del suo albo, se ce l'ha, e altrimenti alla gestione separata dell'INPS. Chi fa tutte e due le cose versa in due posti, ciascuno sul reddito che gli spetta.

  • Artigiani e commercianti: una quota fissa che si paga comunque, più una percentuale sul reddito che supera il minimale.
  • Gestione separata: una percentuale su tutto il reddito, dal primo euro. Niente quota fissa: con un reddito basso paghi poco, con zero non paghi.
  • Casse professionali: una percentuale sul reddito con un minimo dovuto comunque, più l'integrativo che aggiungi in fattura e paga il cliente.

In tutte e tre la base è il reddito forfettario: quello che incassi per il coefficiente della tua attività, prima di togliere i contributi. Sullo stesso reddito di 24.000 € le tre famiglie chiedono cifre molto diverse:

Lo stesso reddito, 24.000 €, nel 2026
Artigiani
5.767,44 €
Commercianti
5.882,64 €
Gestione separata, 26,07%
6.256,80 €
Gestione separata con un'altra previdenza, 24%
5.760,00 €
Inarcassa, soggettivo e maternità
3.545,50 €

La quota fissa e il minimale

Artigiani e commercianti pagano una quota fissa che non dipende da quanto incassi: nel 2026 è 4.521,36 € per gli artigiani e 4.611,64 € per i commercianti, maternità compresa. Si paga anche a incassi zero, in quattro rate: 18 maggio, 20 agosto, 16 novembre e 16 febbraio 2027.

In cambio copre un reddito fino al minimale, 18.808,00 € nel 2026: finché il tuo reddito resta sotto quella cifra, all'INPS non devi altro. La quota fissa è infatti la percentuale applicata al minimale, il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti, più 0,62 € al mese di maternità.

Oltre il minimale, una percentuale

Sulla parte di reddito che supera il minimale si paga la stessa percentuale: il 24% per gli artigiani, il 24,48% per i commercianti. Oltre 56.224,00 € di reddito sale di un punto: il 25% e il 25,48%. Questa parte non va a rate: si versa a saldo e acconto, alle stesse date dell'imposta sostitutiva.

La gestione separata non ha quota fissa e non ha fasce: il 26,07% su tutto il reddito, o il 24% se hai già un'altra previdenza obbligatoria o sei pensionato. Lì il minimale serve a un'altra cosa: sotto quella cifra di reddito l'anno non vale dodici mesi ai fini della pensione, ma un numero di mesi in proporzione a quello che versi.

Il massimale

I contributi si fermano a un tetto di reddito, il massimale: 122.295,00 € nel 2026, per tutte le gestioni INPS, e 93.707,00 € per artigiani e commercianti iscritti a una gestione previdenziale da prima del 1996. Oltre, non si versa e non si matura pensione. Il massimale vale per l'anno intero anche se hai aperto a ottobre: la circolare INPS lo dice non frazionabile.

Un forfettario non ci arriva mai, finché resta nel regime: anche con 100.000 € di incassi, il limite oltre il quale si esce subito, e il coefficiente più alto, l'86%, il reddito si ferma a 86.000 €.

Chi apre in corso d'anno paga in dodicesimi

Quota fissa e minimale si contano per i mesi di attività, e il mese in cui apri conta intero. Un commerciante che apre a luglio paga 2.305,82 € di quota fissa invece di 4.611,64 €, e la percentuale sul reddito oltre 9.404,00 € invece che oltre 18.808,00 €. Le rate dei trimestri prima dell'apertura non ci sono.

Il massimale e la prima fascia invece restano quelli dell'anno intero. E nella gestione separata aprire a metà anno non cambia niente: si paga in percentuale sul reddito che fai, quale che sia.

La riduzione del 35%

Artigiani e commercianti in forfettario possono chiedere di pagare il 35% in meno, sulla quota fissa e sulla percentuale; la maternità resta intera. Per un commerciante la quota fissa del 2026 scende da 4.611,64 € a 3.000,17 €.

Il prezzo è la pensione: si riduce in proporzione ai contributi che non versi. La domanda si fa all'INPS: chi è già in attività la presenta entro il 28 febbraio dell'anno da cui vuole la riduzione, chi apre la partita IVA subito dopo l'iscrizione (circolare INPS 35 del 2016). Non vale per la gestione separata né per le casse, e non si somma con la riduzione del 50% di chi ha più di 65 anni ed è già pensionato: si applica la più favorevole.

Le casse professionali

Ogni cassa ha il suo regolamento, ma la forma è la stessa per tutte. Il calcolatore ha i parametri 2026 di 13 casse, e per ognuna fa lo stesso conto in tre parti:

  • il contributo soggettivo, una percentuale del reddito, dal 10% al 20% a seconda della cassa, con un minimo dovuto anche a reddito zero (per la Cassa Forense, 2.790,00 € nel 2026);
  • il contributo integrativo, dal 2% al 5% del fatturato, che aggiungi in fattura: lo paga il cliente e tu lo giri alla cassa. Anche lui ha un minimo annuo, e la parte che le fatture non coprono la versi tu;
  • il contributo di maternità, una cifra fissa all'anno.

Le casse non conoscono la riduzione del 35%, ma molte riducono il minimo nei primi anni di iscrizione. E non si pagano con l'F24: si pagano con pagoPA o con gli avvisi della cassa, alle sue date.

Un esempio, con i numeri

Il caso con cui si apre il calcolatore: un commerciante aperto da più di un anno, che nel 2026 incassa 60.000 € con il coefficiente del commercio, il 40%.

Incassi 60.000 €, coefficiente 40%, commercianti
Reddito forfettario (40%)
24.000,00 €
Quota fissa, maternità compresa
4.611,64 €
24,48% sul reddito oltre 18.808 €
1.271,00 €
Contributi del 2026
5.882,64 €
Con la riduzione del 35%
3.826,32 €

La quota fissa si paga in quattro rate durante l'anno; i 1.271,00 € sul reddito oltre il minimale a saldo, l'anno dopo, con gli acconti calcolati sull'anno prima.

Le domande che ci fanno.

Pago i contributi anche se non incasso niente?

Dipende dalla gestione. Artigiani e commercianti sì: la quota fissa, 4.521,36 € o 4.611,64 € nel 2026, si paga anche a incassi zero, in dodicesimi se hai aperto in corso d'anno. In gestione separata no: senza reddito non versi niente. Con una cassa professionale paghi il contributo minimo che la cassa fissa nel suo regolamento.

Conviene chiedere la riduzione del 35%?

Conviene se oggi ti serve liquidità e accetti una pensione più bassa. Sulla sola quota fissa da commerciante risparmi 1.611,47 € all'anno, ma la pensione futura si riduce in proporzione ai contributi che non versi. La domanda va all'INPS entro il 28 febbraio, o subito dopo l'iscrizione se apri adesso. Il calcolatore ti mostra la differenza sul tuo reddito.

Devo mettere la rivalsa INPS del 4% in fattura?

No, è facoltativa. Chi è in gestione separata può aggiungere al compenso il 4% come rivalsa, ma non è obbligato a farlo. Non è un contributo da girare all'INPS: è una parte del compenso, che il cliente ti paga e che nel forfettario conta fra gli incassi. I contributi li versi comunque tu, con l'aliquota della tua gestione.

I contributi si scaricano dalle tasse?

Sì, tutti, quota fissa compresa: si tolgono dal reddito prima di calcolare l'imposta sostitutiva (comma 64 della legge 190 del 2014). Contano quelli versati nell'anno, non quelli che maturano: il saldo dell'anno prima, gli acconti e le rate pagati fra gennaio e dicembre. Se superano il reddito del forfettario, la parte in più si deduce dagli altri redditi in dichiarazione. L'integrativo della cassa no: lo paga il cliente.

Sono anche dipendente: pago lo stesso i contributi?

Sì. In gestione separata con l'aliquota ridotta, il 24% invece del 26,07%, perché hai già un'altra previdenza obbligatoria. Per artigiani e commercianti non c'è uno sconto per chi è dipendente: se sei iscritto alla gestione, la quota fissa è dovuta per intero. E ricorda il limite del regime: il forfettario non spetta se l'anno prima i redditi da lavoro dipendente o da pensione hanno superato 35.000 €.

Chi paga il contributo integrativo della cassa?

Il cliente. Lo aggiungi in fattura, dal 2% al 5% del compenso a seconda della cassa, lo incassi e lo giri alla cassa: non è un costo tuo e, nel forfettario, non è nemmeno un ricavo da tassare. C'è però un minimo annuo: se le fatture dell'anno non bastano a coprirlo, la differenza la versi tu.

Ho aperto a metà anno: pago la quota fissa intera?

No. Quota fissa e minimale si contano in dodicesimi, per i mesi di attività, e il mese in cui apri conta intero. Un commerciante che apre a luglio paga 2.305,82 € invece di 4.611,64 €, e la percentuale sul reddito oltre 9.404,00 €. Nella gestione separata non cambia niente: si paga sul reddito che fai.

Quando si pagano i contributi?

La quota fissa di artigiani e commercianti in quattro rate, che per il 2026 scadono il 18 maggio, 20 agosto, 16 novembre e 16 febbraio 2027. La parte sul reddito oltre il minimale, e tutti i contributi della gestione separata, a saldo e acconto con l'imposta: nel 2026 il 20 luglio e il 30 novembre. Le casse hanno le loro date, e si pagano con pagoPA o con i loro avvisi.

Cos'è il massimale, e mi riguarda?

È il reddito oltre il quale non si versano contributi: 122.295,00 € nel 2026, 93.707,00 € per artigiani e commercianti iscritti prima del 1996. Da forfettario non ti riguarda: anche con 100.000 € di incassi e il coefficiente più alto, l'86%, il reddito resta a 86.000 €.

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