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Forfettario e lavoro dipendente: quando si può

Per chi ha uno stipendio, o una pensione, e vuole aprire o tenere una partita IVA forfettaria: i due limiti, i contributi, le tasse e il contratto di lavoro.

Aggiornata il · 8 minuti di lettura

In breve

  • Si può essere dipendenti e forfettari insieme, se l'anno prima i redditi da lavoro dipendente o pensione non hanno superato 35.000 euro. Dal 2027 il limite torna a 30.000, salvo proroghe.
  • Il limite non conta se il rapporto di lavoro è finito l'anno prima, purché in quell'anno non ci siano anche una pensione o un altro lavoro da dipendente.
  • Non puoi fatturare più della metà al datore di lavoro attuale, o a quelli degli ultimi due anni.
  • In gestione separata paghi il 24% invece del 26,07%. Il reddito forfettario non si somma allo stipendio per l'IRPEF, ma conta per detrazioni, familiari a carico e ISEE.

Il limite di reddito: 35.000 euro, e dal 2027 30.000

Non può essere forfettario chi, nell'anno prima, ha avuto redditi da lavoro dipendente o assimilati sopra una soglia. La soglia ordinaria è 30.000 euro. Per il 2025 e il 2026 è stata alzata a 35.000.

Per essere forfettario nelSi guardano i redditi delLimite
2025202435.000 euro
2026202535.000 euro
2027202630.000 euro, salvo proroga nella legge di bilancio

Nel limite entrano più cose di quanto si pensi:

  • lo stipendio, anche da un datore di lavoro estero;
  • le pensioni, comprese quelle integrative;
  • i compensi da collaborazione coordinata e continuativa e da amministratore;
  • le borse di studio tassate;
  • i premi di risultato, anche se tassati al 10% con l'imposta sostitutiva.

Restano fuori le somme tassate separatamente, come gli arretrati di anni precedenti pagati in ritardo.

Se superi il limite mentre sei già forfettario, non esci subito: resti nel regime fino al 31 dicembre ed esci dall'anno dopo. Il caso di chi nel 2026 sta fra 30.000 e 35.000 euro è spiegato nella guida sul forfettario nel 2027.

Se il rapporto di lavoro è finito

Il limite non si applica se il rapporto di lavoro è cessato nell'anno prima. Chi lascia il lavoro a giugno 2026, anche con 40.000 euro di stipendio quell'anno, può essere forfettario dal 2027. Le condizioni, come le scrive l'Agenzia delle Entrate, sono tre:

  • il rapporto deve finire nell'anno prima: lasciare il lavoro a marzo 2027 non serve per il 2027;
  • in quell'anno non devi aver avuto una pensione;
  • in quell'anno non deve essere iniziato un altro lavoro da dipendente ancora in corso al 31 dicembre.

Con le dimissioni conta la fine del preavviso, non il giorno in cui ti dimetti. Chi si dimette a dicembre e lavora fino a febbraio per il preavviso ha chiuso il rapporto a febbraio.

L'ex datore di lavoro fra i clienti

La seconda regola riguarda a chi fatturi. Non può essere forfettario chi lavora prevalentemente, cioè per più del 50% degli incassi dell'anno, per:

  • il datore di lavoro attuale;
  • un datore di lavoro dei due anni precedenti;
  • società che controllano o sono controllate da loro, e i loro familiari stretti.

Si controlla a fine anno, e chi supera il 50% esce dall'anno dopo. Esempio: lasci un'agenzia a marzo 2026, apri la partita IVA e nel 2026 incassi 45.000 euro, di cui 30.000 dall'agenzia. È il 67%: resti forfettario per il 2026 ed esci dal 2027. Passati due anni interi dalla fine del rapporto, l'ex datore torna un cliente come gli altri.

Le eccezioni sono tre:

  • chi apre dopo la pratica obbligatoria per una professione, anche se lavora per lo studio dove l'ha fatta;
  • chi è andato in pensione per legge e continua a lavorare per l'ex datore. Non vale per chi si è dimesso o è stato licenziato;
  • i contratti misti, dal 2025: un professionista iscritto a un albo, assunto a tempo indeterminato e parziale fra il 40% e il 50% da un'impresa con più di 250 dipendenti, può fatturarle restando forfettario. Servono un contratto autonomo certificato, un domicilio professionale distinto e attività che non si sovrappongono.

I contributi: il 24% in gestione separata

Chi è dipendente ha già una previdenza obbligatoria. Per questo, se come professionista sei in gestione separata, paghi il 24% del reddito invece del 26,07%. Lo stesso vale per i pensionati.

Un dipendente che fattura 15.000 euro l'anno come professionista, al 5%
Incassato come professionista
15.000,00 €
Reddito, con il coefficiente del 78%
11.700,00 €
Contributi al 24%
2.808,00 €
Imposta al 5%
444,60 €
Resta dall'attività, dopo imposta e contributi
11.747,40 €

Con l'aliquota piena avrebbe pagato 242,19 € di contributi in più. Il conto sul tuo caso lo fa il calcolatore dei contributi: è la casella «hai già un'altra previdenza obbligatoria».

Per artigiani e commercianti è diverso. L'iscrizione alla loro gestione INPS scatta se lavori nell'impresa con abitualità e prevalenza, e per chi è anche dipendente l'INPS lo valuta caso per caso. Se l'iscrizione c'è, la quota fissa si paga per intero. Per i professionisti con una cassa decide lo statuto della cassa: alcune escludono i dipendenti dal contributo principale, e allora il reddito va in gestione separata.

Le tasse: separate dallo stipendio, ma non del tutto

Il reddito forfettario paga la sua imposta, al 15% o al 5%, e non si somma allo stipendio per gli scaglioni IRPEF. È il motivo per cui il forfettario conviene anche a chi ha già un lavoro.

Però la legge dice che, quando un beneficio dipende dal reddito, il reddito forfettario conta. E i benefici che dipendono dal reddito sono molti:

  • la detrazione da lavoro dipendente e il taglio del cuneo fiscale, che scendono quando il reddito sale;
  • le detrazioni per i familiari a carico;
  • il limite per essere a carico di un altro: 2.840,51 euro, o 4.000 per i figli fino a 24 anni, con il reddito forfettario dentro;
  • l'ISEE.

Con una partita IVA non si usa più il 730: la dichiarazione è il modello Redditi, con stipendio e attività insieme. I contributi pagati come professionista si deducono prima dal reddito forfettario, e quello che avanza dal reddito complessivo, quindi anche dallo stipendio.

Cosa dice il tuo contratto di lavoro

Nel privato, dal 2022 il datore di lavoro non può vietarti un'altra attività fuori dall'orario. Può limitarla solo per tre motivi: salute e sicurezza, compresi i riposi, integrità di un servizio pubblico, conflitto di interessi. Resta l'obbligo di fedeltà del codice civile: niente lavoro in concorrenza con il tuo datore e niente uso delle sue informazioni. Non c'è una legge che obblighi a comunicare l'apertura della partita IVA, ma il contratto collettivo o un patto di esclusiva possono chiederlo: vanno riletti.

Nel pubblico la regola è opposta: l'impiegato pubblico non può esercitare una professione o un'attività commerciale, e ogni incarico retribuito va autorizzato prima. Fa eccezione chi lavora a tempo parziale fino al 50%: può esercitare la professione, ma non ricevere incarichi da amministrazioni pubbliche. L'attività va indicata nella domanda di part-time, e ogni inizio o cambio comunicato entro 15 giorni. Per gli avvocati l'eccezione non vale.

I pensionati hanno lo stesso limite di reddito, perché la pensione conta come reddito da lavoro dipendente. Attenzione alle pensioni anticipate: la pensione «quota 100», fino all'età di vecchiaia, non si può cumulare con un lavoro autonomo abituale, e una partita IVA lo è.

Le domande che ci fanno.

Posso aprire la partita IVA forfettaria se sono dipendente a tempo pieno?

Sì, se l'anno prima i redditi da lavoro dipendente non hanno superato 35.000 euro (30.000 dal 2027, salvo proroghe) e non fatturi per più della metà al tuo datore di lavoro. Il contratto non può vietartelo, salvo concorrenza, conflitto di interessi o motivi di sicurezza.

Il limite di 35.000 euro è sulla retribuzione lorda?

La legge parla di redditi da lavoro dipendente, cioè la cifra della Certificazione Unica, al netto dei contributi trattenuti. L'Agenzia delle Entrate non l'ha chiarito per scritto: vicino alla soglia conviene prudenza.

Posso fatturare al mio ex datore di lavoro?

Sì, purché non sia più della metà dei tuoi incassi dell'anno, finché non sono passati due anni interi dalla fine del rapporto. Se superi il 50%, resti forfettario fino al 31 dicembre ed esci dall'anno dopo.

La NASpI conta nel limite?

Non c'è un chiarimento dell'Agenzia. Nella maggior parte dei casi il problema non si pone: chi prende la NASpI ha chiuso il rapporto di lavoro, e se l'ha chiuso l'anno prima il limite non conta.

Devo dirlo al mio datore di lavoro?

Nel privato nessuna legge lo impone, ma il contratto collettivo o un patto di esclusiva possono chiederlo. Nel pubblico serve l'autorizzazione, o l'indicazione nella domanda di part-time fino al 50%.

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