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Posso entrare, o restare, nel forfettario?

Una domanda per ogni causa che esclude dal regime, con il perché. Il verdetto per l'anno che scegli, da quando vale, e se ti spetta il 5%.

L'anno e l'apertura

Alcune regole guardano l'anno in cui vuoi applicare il regime, altre quello prima: il calcolatore le divide da solo.

Il lavoro da dipendente

Sopra 35.000 € di reddito da dipendente o da pensione nel 2025, il forfettario non spetta per il 2026.

Anche i redditi assimilati, come le collaborazioni coordinate e continuative.

Quello della Certificazione Unica che ti ha dato il datore di lavoro, o l'ente che paga la pensione.

In quel caso il limite non conta. Vale per un lavoro da dipendente concluso, non per una pensione.

Il datore di lavoro come cliente

Chi incassa più della metà dei ricavi da un datore di lavoro attuale, o di uno dei due anni prima, perde il regime dall'anno dopo.

Contano anche i clienti a lui riconducibili, come le società del suo gruppo.

Le altre cause

Non dipendono da quanto incassi, e nessuno le controlla al posto tuo. Se una c'è già il 1° gennaio 2026, il regime non spetta per il 2026; se arriva durante l'anno, si esce dal 2027.

Non conta quanto vale la quota: conta averla. Per applicare il regime in un anno va ceduta entro il 31 dicembre dell'anno prima. Se arriva durante l'anno il regime resta fino al 31 dicembre, e si esce dal 1° gennaio dopo; se arriva per eredità o donazione e la cedi entro il 31 dicembre, non si esce affatto.

Le due cose devono valere insieme: il controllo da solo non esclude, e nemmeno una srl che fa tutt'altro. Riconducibile vuol dire che rientra nella stessa sezione ATECO dell'attività e che le si fattura. Se il controllo c'è già il 1° gennaio il regime non spetta per quell'anno; se arriva durante l'anno, si esce dal 1° gennaio dopo.

Si guarda l'anno precedente. Contano lavoro dipendente, collaborazioni, lavoro accessorio, utili da associazione in partecipazione e quanto è stato corrisposto ai familiari.

Agricoltura, editoria, agenzie di viaggio, vendita di sali e tabacchi, intrattenimenti, agriturismo e gli altri regimi speciali non convivono con il forfettario.

C'è un'eccezione: chi risiede in un paese dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo resta ammesso se produce in Italia almeno il 75% del proprio reddito complessivo. In quel caso la risposta giusta è no.

Vale quando quelle cessioni sono l'attività esclusiva o prevalente, non quando capitano una volta.

Il 5% dei primi cinque anni

L'aliquota scende dal 15% al 5% per l'anno di apertura e i quattro dopo, se l'attività è davvero nuova.

Anche in società o in un'impresa familiare. Se sì, il 5% non spetta.

Non conta il praticantato obbligatorio per esercitare una professione. Conta se fai lo stesso lavoro di prima cambiando solo il contratto: se hai dubbi, è un punto da far verificare.

Per esempio un'azienda rilevata: i suoi ricavi dell'anno prima non devono superare 85.000 €.

Il verdetto

Puoi applicarlo nel 2026

Nessuna causa di esclusione fra quelle controllate, con l'aliquota al 5%.

Aliquota

5%

fino al 2030, poi 15%

Limite di incassi 2026

85.000 €

oltre, fuori dal 2027

Con la soglia, il datore di lavoro fra i clienti e la fine del 5% restano sotto controllo tutto l'anno: l'avviso arriva prima che il regime cada, non dopo.

Prova 15 giorni

Senza carta di credito.

Il 5% o il 15%

L'aliquota dell'imposta sostitutiva, per chi il regime lo applica.

Il 5%, fino al 2030. Apri nel 2026: il 5% vale quell'anno e i quattro dopo, perché nessuna delle tre condizioni lo esclude. Dal 2031 l'aliquota torna al 15%.

Le tre condizioni del comma 65: nessuna attività d'impresa, artistica o professionale nei tre anni prima di aprire; un'attività che non prosegue un lavoro fatto prima da dipendente o da autonomo (il praticantato obbligatorio non conta); e, per chi prosegue l'attività di un altro, ricavi dell'anno prima entro il limite del regime.

Tutto quello che abbiamo controllato

Le cause che non risultano, con quello che hai risposto.

  • Apri nel 2026: il limite dei ricavi dell'anno prima non si verifica, perché un anno prima non c'è.
  • Redditi da dipendente del 2025: 28.000 €, entro il limite di 35.000 €.
  • Nessun datore di lavoro, attuale o dei due anni prima, fra i clienti.
  • Nessuna partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari.
  • Nessun controllo di una srl che fa un'attività riconducibile alla tua.
  • Spese per il personale dell'anno prima entro il limite.
  • Nessun regime speciale IVA.
  • Residenza fiscale in Italia, o nell'Unione europea con almeno il 75% del reddito prodotto in Italia.
  • Nessuna attività prevalente di cessione di immobili o mezzi di trasporto nuovi.

E gli incassi del 2026?

Contano per l'anno dopo: oltre 85.000 € nel 2026 si esce dal 2027, e oltre 100.000 € si esce subito, con l'IVA dalla fattura che supera la soglia. Quanto puoi ancora incassare

Come funziona il conto.

Due anni da guardare

Le regole del forfettario non guardano tutte lo stesso anno. Alcune si verificano sull'anno prima: gli incassi, i redditi da lavoro dipendente, le spese per il personale. Chi li ha superati non è forfettario nell'anno dopo, nemmeno per un giorno. Altre guardano l'anno stesso: le partecipazioni in società di persone, il controllo di una srl, la residenza, i regimi speciali IVA. Se ci sono già il 1° gennaio, il regime non spetta per quell'anno: per questo una quota in una snc va ceduta entro il 31 dicembre dell'anno prima.

Se invece arrivano durante l'anno, il regime non cade subito: resta fino al 31 dicembre, le fatture emesse sono a posto, e si esce dal 1° gennaio dopo. Lo dice il comma 71, e la circolare 9/E/2019 lo ripete: non è prevista la cessazione in corso d'anno. Chi riceve una quota per eredità o donazione e la cede entro il 31 dicembre non esce affatto.

Anche la prevalenza dei ricavi verso un datore di lavoro opera dall'anno dopo, perché si verifica a fine anno. Sono i casi del verdetto «sì, ma dall'anno prossimo no».

Le soglie, anno per anno

Il limite degli incassi è di 85.000 € dal 2023; quello sui redditi da lavoro dipendente o da pensione è cambiato più volte. Si confronta sempre il dato dell'anno prima con il limite dell'anno in cui vuoi applicare il regime.

Le soglie del regime forfettario anno per anno
Per il regime delIncassi dell'anno primaRedditi da dipendente
201965.000 €nessun limite
202065.000 €30.000 €
202165.000 €30.000 €
202265.000 €30.000 €
202385.000 €30.000 €
202485.000 €30.000 €
202585.000 €35.000 €
202685.000 €35.000 €
2027previsto oggi85.000 €30.000 €

Il limite sui redditi da dipendente non conta se il rapporto di lavoro è finito e non ne è cominciato un altro. Dal 2023, poi, chi supera 100.000 € di incassi esce dal regime nell'anno stesso, con l'IVA dalla fattura che supera la soglia.

Chi apre in corso d'anno ha un limite più basso

Il limite degli incassi è annuo, e chi lavora solo una parte dell'anno lo ha in proporzione ai giorni di attività. È la regola che sorprende di più: si può chiudere il primo anno lontanissimi dagli 85.000 € ed essere comunque fuori l'anno dopo.

Apertura il 1° ottobre 2025, 30.000 € incassati
Giorni di attività nel 2025
92 su 365
Limite ragguagliato ai giorni
21.425 €
Incassi del 2025
30.000 €
Il forfettario nel 2026
non spetta

Il datore di lavoro fra i clienti

Il regime non spetta a chi incassa più del 50% dei ricavi da un datore di lavoro attuale, o da uno con cui ha lavorato nei due anni prima, o da soggetti a lui riconducibili. Serve a evitare che un lavoro da dipendente diventi una partita IVA con lo stesso capo. Dal terzo anno dopo la fine del rapporto la regola non conta più, e non vale per chi comincia un'attività nuova dopo il praticantato obbligatorio.

La verifica si fa a fine anno, sugli incassi: chi supera la metà resta forfettario fino al 31 dicembre, ed esce dal 1° gennaio dopo. Le fatture già emesse non si rifanno.

Le cause che non dipendono da quanto incassi

  • Partecipi a una società di persone, a un'associazione professionale o a un'impresa familiare. Non conta quanto vale la quota: conta averla. Per applicare il regime in un anno va ceduta entro il 31 dicembre dell'anno prima. Se arriva durante l'anno il regime resta fino al 31 dicembre, e si esce dal 1° gennaio dopo; se arriva per eredità o donazione e la cedi entro il 31 dicembre, non si esce affatto.
  • Controllo di una srl con attività riconducibile alla propria. Le due cose devono valere insieme: il controllo da solo non esclude, e nemmeno una srl che fa tutt'altro. Riconducibile vuol dire che rientra nella stessa sezione ATECO dell'attività e che le si fattura. Se il controllo c'è già il 1° gennaio il regime non spetta per quell'anno; se arriva durante l'anno, si esce dal 1° gennaio dopo.
  • Spese oltre 20.000 euro lordi per dipendenti e collaboratori. Si guarda l'anno precedente. Contano lavoro dipendente, collaborazioni, lavoro accessorio, utili da associazione in partecipazione e quanto è stato corrisposto ai familiari.
  • Applichi un regime speciale IVA o un regime forfetario di determinazione del reddito. Agricoltura, editoria, agenzie di viaggio, vendita di sali e tabacchi, intrattenimenti, agriturismo e gli altri regimi speciali non convivono con il forfettario.
  • Residenza fiscale fuori dall'Italia. C'è un'eccezione: chi risiede in un paese dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo resta ammesso se produce in Italia almeno il 75% del proprio reddito complessivo. In quel caso la risposta giusta è no.
  • Attività prevalente di cessione di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi. Vale quando quelle cessioni sono l'attività esclusiva o prevalente, non quando capitano una volta.

Il calcolatore prende per buone le tue risposte. Dove la risposta dipende da documenti che non vede (lo statuto di una srl, dove produci il reddito) ti dice cosa far verificare, e da chi.

Il 5%: cinque anni, tre condizioni

L'imposta sostitutiva è del 15%, o del 5% per l'anno di apertura e i quattro dopo, se l'attività è davvero nuova:

  • nei tre anni prima non hai avuto un'attività d'impresa, artistica o professionale, nemmeno in società o in famiglia;
  • non prosegui un lavoro che facevi prima da dipendente o da autonomo (il praticantato obbligatorio per una professione non conta);
  • se prosegui l'attività di un altro, i suoi ricavi dell'anno prima non superano il limite del regime.

I cinque anni si contano dall'apertura e non dall'ingresso nel regime: chi apre nel 2026 ha il 5% fino al 2030, anche se entra nel forfettario un anno dopo.

Le domande che ci fanno.

Chi non può aprire la partita IVA nel forfettario?

Chi l'anno prima ha avuto redditi da lavoro dipendente o da pensione oltre 35.000 € (per il 2026), chi ha una quota in una società di persone o in un'impresa familiare, chi controlla una srl con un'attività riconducibile alla propria, chi applica un regime speciale IVA, chi risiede all'estero (salvo eccezioni) e chi vende come attività principale immobili o mezzi di trasporto nuovi. Per chi era già aperto, anche chi l'anno prima ha incassato più di 85.000 €.

Ho un lavoro da dipendente: posso avere anche la partita IVA forfettaria?

Sì, se l'anno prima il reddito da lavoro dipendente o da pensione non ha superato il limite: 35.000 € per il 2026. Il limite non conta se quel rapporto di lavoro è finito e non ne è cominciato un altro. Attenzione però a non fatturare più della metà dei ricavi al tuo datore di lavoro.

Posso fatturare al mio ex datore di lavoro?

Sì, ma se più del 50% dei ricavi dell'anno arriva da un datore di lavoro attuale o dei due anni prima, il regime non spetta dall'anno dopo. La verifica si fa a fine anno, e le fatture già emesse restano valide.

Se ho una quota in una srl posso essere forfettario?

Sì, se non la controlli, o se la srl fa un'attività che non è riconducibile alla tua: le due cose devono valere insieme perché il regime non spetti. Una quota in una società di persone (snc, sas) invece esclude qualunque sia il suo valore: per applicare il regime va ceduta entro il 31 dicembre dell'anno prima.

Ho aperto a ottobre: perché il mio limite è più basso di 85.000 €?

Perché il limite è annuo e si ragguaglia ai giorni di attività. Chi ha aperto il 1° ottobre 2025 ha avuto 92 giorni nel 2025, e un limite di 21.425 €: con 30.000 € incassati, il forfettario non spetta nel 2026.

Chi ha diritto all'aliquota del 5%?

Chi apre un'attività nuova: nei tre anni prima nessuna attività d'impresa, artistica o professionale, nessuna prosecuzione di un lavoro fatto da dipendente o da autonomo (il praticantato non conta) e, se si rileva l'attività di un altro, i suoi ricavi dell'anno prima entro il limite. Vale per l'anno di apertura e i quattro successivi, poi l'aliquota torna al 15%.

Il limite sui redditi da dipendente è lo stesso nel 2027?

Oggi la legge prevede che per il 2027 torni a 30.000 €, dai 35.000 € del 2026. La legge di bilancio può prorogare il limite più alto, come è già successo: il calcolatore usa quello in vigore, e va ricontrollato quando esce.

Se a metà anno perdo un requisito, cosa succede?

Di regola il regime non cade in corso d'anno (comma 71, circolare 9/E/2019). Una partecipazione in una società di persone, il controllo di una srl riconducibile o la residenza all'estero che arrivano a metà anno fanno uscire dal 1° gennaio dopo, come la prevalenza verso il datore di lavoro e gli incassi fra 85.000 € e 100.000 €: le fatture dell'anno restano valide. Se la quota arriva per eredità o donazione e la cedi entro il 31 dicembre, non esci affatto. Solo gli incassi oltre 100.000 € fanno uscire subito. Se invece la situazione c'era già il 1° gennaio, il regime non spetta per tutto l'anno.

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    Il regime si perde in silenzio. Meglio saperlo prima.

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