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Fattura del forfettario a un cliente estero

Cosa cambia se il cliente è un'azienda o un privato, dentro o fuori dall'Unione europea, e cosa succede quando sei tu a comprare da un fornitore estero.

Aggiornata il · 9 minuti di lettura

In breve

  • A un'azienda estera la fattura va senza IVA: con «inversione contabile» se il cliente è nell'Unione europea, con «operazione non soggetta» se è fuori.
  • Per lavorare con aziende europee serve l'iscrizione al VIES, e per i servizi resi l'elenco Intrastat ogni trimestre.
  • La fattura passa dallo SdI con il codice destinatario XXXXXXX. Così vale anche come comunicazione dei dati con l'estero.
  • Sugli acquisti da fornitori esteri, come Google o Meta, l'IVA la versi tu, ogni trimestre, anche se sei forfettario. E non la recuperi.

Quattro clienti, quattro fatture diverse

Per i servizi la regola dipende da due domande: il cliente è un'azienda o un privato? È nell'Unione europea o fuori? Il forfettario segue le stesse regole di tutti gli altri.

ClienteIn fatturaVIESIntrastat
Azienda o professionista nell'UE«Inversione contabile». Operazione non soggetta, articolo 7-terSìSì, trimestrale
Azienda o professionista fuori dall'UE«Operazione non soggetta», articolo 7-terNoNo
Privato nell'UECome per un cliente italiano: senza IVA perché sei forfettarioNoNo
Privato fuori dall'UEPer consulenze, pubblicità, elaborazione dati, diritti d'autore: «operazione non soggetta». Per il resto, come per un cliente italianoNoNo

Alcuni servizi seguono un'altra regola, qualunque sia il cliente: quelli legati a un immobile si tassano dove sta l'immobile, la ristorazione e gli eventi dal vivo dove si svolgono. E chi vende servizi elettronici, come corsi online o abbonamenti digitali, a privati di altri paesi europei, sopra i 10.000 euro l'anno deve applicare l'IVA del paese del cliente. Sono i casi da far vedere a un commercialista.

Se vendi beni: a un cliente europeo la vendita del forfettario non è una cessione intracomunitaria, quindi niente VIES e niente Intrastat, e in fattura scrivi che l'operazione non costituisce cessione intracomunitaria ai sensi dell'articolo 41, comma 2-bis, del decreto legge 331 del 1993. Fuori dall'Unione è un'esportazione: «operazione non imponibile», articolo 8.

Cosa scrivere in fattura

Oltre ai dati di sempre, la fattura a un'azienda estera ha bisogno di:

  • il numero IVA del cliente, quello del suo paese. Per un cliente europeo puoi controllarlo sul VIES prima di fatturare;
  • l'annotazione al posto dell'IVA, che è quella che conta per la legge;
  • la dicitura del regime forfettario, come sulle fatture italiane. Non è un testo imposto dalla legge, ma rende chiaro al cliente perché non c'è IVA.

Per un cliente fuori dall'Unione la prima riga diventa «Operazione non soggetta a IVA ai sensi dell'articolo 7-ter del DPR 633/1972».

Il termine cambia: la fattura di un servizio a un'azienda estera si emette entro il 15 del mese dopo, non entro 12 giorni come in Italia. Per un cliente europeo non si può usare la fattura semplificata. La fattura può essere in inglese: va tradotta solo se l'Agenzia lo chiede.

VIES e Intrastat

Il VIES è l'archivio delle partite IVA abilitate a lavorare con altri paesi europei. La partita IVA resta la stessa, cambia solo che compare nell'archivio. Serve se presti servizi ad aziende europee, e anche se li compri da fornitori europei. Si chiede all'apertura, nel modello AA9/12, oppure dopo, dai servizi online dell'Agenzia. L'iscrizione è immediata.

Chi presta servizi ad aziende europee presenta anche l'elenco Intrastat dei servizi resi. È trimestrale, entro il 25 del mese dopo il trimestre, e diventa mensile solo per chi supera 50.000 euro in un trimestre. Gli acquisti di servizi da fornitori europei invece non vanno negli elenchi, finché restano sotto i 100.000 euro a trimestre.

Una cosa da sapere: chi non presenta nessun elenco per quattro trimestri di fila viene escluso dal VIES, con un preavviso dell'Agenzia.

Lo SdI, e il codice XXXXXXX

Per un cliente estero la fattura elettronica non è obbligatoria, ma l'Agenzia deve comunque sapere dell'operazione. Le strade sono due:

  • fattura elettronica allo SdI, con codice destinatario XXXXXXX, il codice del paese del cliente, il suo numero IVA o un identificativo, e CAP 00000. Al cliente mandi la copia in PDF. Così hai già comunicato tutto;
  • fattura in PDF al cliente, e poi i dati dell'operazione allo SdI, entro il termine di emissione della fattura.

La prima è più semplice, perché è un passaggio solo.

Il bollo da 2 euro

Il bollo segue l'IVA: una fattura senza IVA sopra 77,47 euro lo deve. L'unica esenzione che riguarda l'estero è per le fatture di esportazione di merci.

  • servizi ad aziende o privati esteri, sopra 77,47 euro: bollo dovuto;
  • beni venduti a clienti europei: bollo dovuto;
  • beni esportati fuori dall'Unione: niente bollo.

L'Agenzia non ha scritto una risposta specifica sul forfettario con clienti esteri: è quello che discende dalle regole generali, e la lettura più prudente. Quanto versi ogni trimestre lo dice il calcolatore del bollo.

Quando compri tu: Google, Meta, Canva e gli altri

È la parte che quasi nessun forfettario conosce. Un servizio comprato da un fornitore estero per il tuo lavoro, una campagna su Meta, Google Ads, un abbonamento a un programma, si considera fatto in Italia. Il fornitore non mette l'IVA in fattura, e l'IVA italiana la devi versare tu.

  • integri la fattura del fornitore europeo, o fai un'autofattura se il fornitore è fuori dall'Unione, e la mandi allo SdI entro il 15 del mese dopo;
  • versi l'IVA ogni trimestre, entro il 16 del secondo mese dopo la fine del trimestre: 16 maggio, 16 agosto, 16 novembre e 16 febbraio;
  • non la recuperi: per il forfettario è un costo.
Pubblicità su Meta nel terzo trimestre
Spesa al mese
300,00 €
Spesa da luglio a settembre
900,00 €
IVA al 22% da versare entro il 16 novembre
198,00 €

Per non vederti addebitare l'IVA del suo paese, il fornitore europeo deve trovare la tua partita IVA nel VIES: è un altro motivo per iscriversi.

La soglia degli 85.000, il cambio e la ritenuta

Gli incassi dai clienti esteri contano nella soglia degli 85.000 euro come quelli italiani: la legge parla di ricavi e compensi senza distinguere da dove arrivano. Il calcolatore della soglia li somma tutti.

Se il cliente paga in un'altra valuta, l'incasso si converte in euro con il cambio del giorno in cui arriva. Ed è il giorno dell'incasso, non quello della fattura, a decidere in che anno entra.

Nessun cliente estero applica la ritenuta d'acconto italiana, e del resto il forfettario non la subisce nemmeno dai clienti italiani. Le ritenute del paese del cliente, dove esistono, sono un altro discorso, che dipende dai trattati fra i due paesi.

Le domande che ci fanno.

Il forfettario può fatturare a clienti esteri?

Sì, senza limiti. I servizi ad aziende estere sono fuori campo IVA: in fattura scrivi «inversione contabile» se il cliente è nell'Unione europea, «operazione non soggetta» se è fuori.

Serve una partita IVA comunitaria?

Non esiste una partita IVA diversa: è la stessa, iscritta nell'archivio VIES. L'iscrizione si chiede dai servizi online dell'Agenzia delle Entrate ed è immediata.

Va il bollo sulla fattura a un cliente estero?

Sui servizi sopra 77,47 euro sì, perché la fattura è senza IVA. Non va sulle esportazioni di merci fuori dall'Unione europea, che hanno un'esenzione propria.

Devo pagare l'IVA sulle pubblicità di Google e Meta?

Sì. Sono servizi comprati da fornitori esteri, e l'IVA italiana la versa chi compra. Il forfettario la versa ogni trimestre, entro il 16 del secondo mese dopo il trimestre, e non può recuperarla.

Devo mandare allo SdI la fattura di un cliente estero?

Non è obbligatorio, ma conviene: con il codice destinatario XXXXXXX la fattura elettronica vale anche come comunicazione dei dati con l'estero. Altrimenti quei dati vanno trasmessi a parte.

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